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Nella narrativa quioroghiana tutto riconduce al confronto tra uomo e natura in un parallelo che richiama la dualità Uomo-Destino della cultura classica. Le descrizioni naturalistiche, minuziose e precise, evidenziano una forte conflittualità nella relazione e la natura ostile, cieca, ma giusta è quasi sempre vincitrice sull'uomo. La morte del contadino o del pescatore a causa di un qualche animale selvaggio, che sia un serpente velenoso, un coccodrillo o un parassita del sangue, sono sempre parte di un gioco letale in cui l'uomo cerca di sopraffare la natura e di batterla per sopravvivere, proprio come fece Quiroga quando visse nella giungla di Misiones. Ma la lotta è impari e finisce sempre con il fallimento, la demenza, la morte o semplicemente la disillusione. L'ossessione morbosa di Quiroga per la morte e il dolore viene accettata molto più facilmente dai personaggi che dal lettore: i protagonisti dei racconti sono abituati al pericolo e alle avversità e agiscono secondo regole chiare e specifiche: sanno di non potersi concedere degli errori perché la natura, la foresta, non perdona e quando cadono lo fanno con 'sportività' lasciando nel lettore un senso si spaesamento.